Il Taurasi

Dop-Taurasi

Taurasi è un paese irpino di circa tremila abitanti: il suo territorio, insieme a quello di altri sedici piccoli comuni in provincia di Avellino, può vantare un rosso a base di uva aglianico che si è imposto negli anni come uno dei grandi vini italiani da invecchiamento. Si tratta della prima Docg conferita a un vino dell’Italia meridionale (1993), ma basta guardarsi intorno per capire che questo è un Sud decisamente atipico: siamo in alta collina, dove la vigna convive con un paesaggio di boschi (castagni e faggi) e frutteti (pesche, nocciole e fichi) a un’altitudine che varia dai 350 ai 700 metri sul livello del mare. Il clima offre una varietà di situazioni non così consueta a queste latitudini, con forti escursioni termiche tra la notte e il giorno come tra le diverse stagioni, tanto che la neve, spesso di casa in Irpinia, raggiunge non di rado picchi sorprendenti (nel 2005 ce n’erano ancora oltre 70 cm ai primi di marzo, nel 2006 si è completata la vendemmia dopo le nevicate di inizio novembre).

Per uno sguardo più ravvicinato alla reale consistenza vinicola di questa denominazione, va detto che la Docg Taurasi annovera circa mille ettari di superficie vitata iscritta all’albo, al momento utilizzati solo parzialmente, per una produzione media annua che supera di poco il milione e mezzo di bottiglie. Nei terreni – per quanto è possibile generalizzare – una particolare mescolanza di argille si combina con elementi calcarei, sedimenti alluvionali e l’onnipresente matrice vulcanica (tufi, pomici, lapilli, ceneri) ricchissima di componenti minerali. A raccogliere i favori di queste condizioni pedoclimatiche è essenzialmente l’uva aglianico: la sua maturazione è qui più lenta e graduale, con vendemmie generalmente condotte nella seconda metà di ottobre, ma non di rado spinte fino a inizio novembre, proprio come accade nel Vulture, altra terra d’elezione per questo vitigno. Ed è proprio un aglianico per così dire “di montagna”, ben diverso da quello coltivato sul Massico o a Roccamonfina, così come profondamente diverso da quello del Taburno o del Cilento, a conferire al Taurasi carattere e longevità, vitalità e freschezza, oltre al consueto corredo strutturale.

Restando al territorio e alla sua interna configurazione, si fa strada una prima distinzione in quattro macro-zone, che raggruppano aree viticole con esposizioni abbastanza omogenee e suoli riconducibili a matrici piuttosto comuni:

  1. Nel quadrante nord della denominazione, sulla riva sinistra del fiume Calore al confine con la provincia di Benevento, una prima sottozona coinvolge i vigneti nei comuni di Pietradefusi, Torre le Nocelle e Venticano. È un’area tendenzialmente più calda, la vigna è piantata intorno ai 350 metri di altitudine su terreni in cui la componente argillosa convive con strati calcareo marnosi e tessiture più sciolte. Sono zone dalle pendenze contenute, esposizioni orientate a sud e impianti prevalentemente a spalliera in cui le vendemmie vengono generalmente completate intorno a metà ottobre.

  2. Nel versante ovest si possono raggruppare i vigneti piantati nel territorio dei comuni di Montemiletto, Montefalcione, Lapìo e San Mango sul Calore. Una parte di questa sottozona (Montefalcione e Lapìo) ricade anche sotto la Docg Fiano di Avellino, il che spiega la forte presenza in vigna di uve fiano a bacca bianca. L’altimetria si innalza qui spesso intorno a quota 500 mt. e l’aglianico tende a guadagnarci in termini di complessità: lo dimostrano siti come la contrada Campore, dove la qualità delle argille, le pendenze impegnative e le forti escursioni termiche sono premesse decisive per rossi da lungo invecchiamento.

  3. La cosiddetta Valle Centrale, fino alla riva destra del fiume Calore ospita una sottozona più eterogenea e frammentata: raggruppa i comuni di Mirabella Eclano, Luogosano, Bonito, Fontanarosa, Sant’Angelo all’Esca e lo stesso comune di Taurasi che dà il nome all’intera Docg. Questa è un’area complessivamente più fresca, dove la vigna è quasi sempre piantata ad altitudini che superano i 400 mt. su terreni di più marcata matrice pietrosa e calcarea. Fa eccezione però il comune di Taurasi, dove la vigna è piantata più in basso e il terreno è più profondo e argilloso, con importanti presenze di ceneri vulcaniche in superficie. Il quadro d’insieme è qui più marcatamente diversificato e si fa più sensibile in questi Taurasi l’orientamento stilistico dei singoli produttori.

  4. Nella zona dell’Alta Valle del fiume Calore, a sud della provincia di Avellino, troviamo invece maggiore compattezza nell’espressione del carattere territoriale. I vigneti sono situati nei comuni di Castelvetere sul Calore, Paternopoli, Castelfranci e Montemarano: siamo nella zona più alta della denominazione, con frequenti picchi sopra i 600 mt. Il clima è più marcatamente continentale e i terreni registrano spesso un’intensa vigoria argillosa, ma sono anche molto ricchi in piroplastiti, con presenza di fossili marini (Castelfranci) e vene di tufo (Paternopoli). Le vendemmie sono condotte spesso a novembre inoltrato e l’energia motrice che anima dall’interno i vini consegna qui all’aglianico il mandato di una vitalità acida e tannica di più lunga gittata, che impone affinamenti più lenti.